Uno sguardo sul bullismo…

31 05 2018

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« Grazie per avermi lasciata sola a raccogliere i pezzi rotti di me stessa e fatto in modo che li rimontassi a mio piacimento così da sembrare più forte; grazie perché adesso il mio fisico è cambiato. Non so se è migliorato perché ho perso quei pochi chili che avevo in più di cui mi vergognavo, dopo tutte le vostre critiche poco costruttive ma pesanti, perché eravate in tanti se non troppi a farle».

Comincia così la lettera aperta scritta da una ragazza di 15 anni e pubblicata dal giornalino scolastico dell’istituto superiore che frequenta a Conegliano. Sono parole dure e sincere che colpiscono e ci invitano ad una riflessione più profonda. Quanto questo fenomeno del bullismo continua ad essere diffuso nonostante tutte le campagne che stanno cominciando a diffondersi p

er prevenirlo? Secondo una ricerca ISTAT i ragazzi della fascia di età che va dagli 11 ai 13 anni  (22,5%) sono più colpiti rispetto ai giovani fra i 14 e i 17 anni (17,9%). I liceali (19,4%) sono i più interessati rispetto agli studenti di istituti professionali (18,1%)  o degli istituti tecnici (16%). Ad aver subito comportamenti offensivi o violenti sono maggiormente le femmine (20,9%) rispetto ai maschi (18,8%) e questi dati ci spingono a valutare i due lati, maschile e femminil

e, del bullismo. Infatti l’idea comune e radicata nella maggioranza è la figura del bullo che mette in atto violenze fisiche a danno di un compagno di scuola, ma si deve prestare attenzione anche al bullismo al femminile, composto da discriminazioni ed emarginazioni. Insomma, una violenza più sottile e quindi maggiormente insidiosa, poiché da recenti ricerche è emerso che il dolore psicologico di un adolescente che affronta l’esclusione è talmente fo

rte da diventare dolore fisico e poter essere curato con il paracetamolo.

Un’altra forma insidiosa di bullismo molto recente è il cyber-bullismo e tra i ragazzi che affermano di navigare in rete, il 5,9% denuncia di averlo subito ripetutamente. Il mondo di Internet infatti è come un portale magico per gli adolescenti, ma spesso non hanno gli strumenti adatti per affrontarlo adeguatamente e lo schermo forni

sce una protezione per sentirsi abbastanza forti e sicuri di poter offendere o aggredire altri utenti. L’invio tramite i social network di materiale come foto o video riguardanti i soggetti bullizzati con lo scopo di deriderli ed emarginarli maggiormente è punibile legalmente, ma i numerosi casi in cui alcuni bulli vengono scoperti proprio tramite quelle condivisioni di materiali in rete indica che gli adolescenti incontrano grandi difficoltà anche nel riconoscere

le responsabilità che derivano da alcune loro azioni.

Essere vittima di bullismo è un’esperienza dolorosa, che comporta un impatto negativo sul rendimento scolastico, sulla salute fisica e mentale, sulle relazioni sociali e sull’immagine di sé nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. I bambini ripetutamen

te vittimizzati nei primi anni di scuola tendono a percepire l’ambiente scolastico come pericoloso, a non sentirsi sostenuti dagli insegnanti, ad assentarsi frequentemente fino a evitare la scuola. Sono state riscontrate anche conseguenze sul piano della salute, ad esempio con l’insorgere di disturbi dell’appetito.

Tracciare un profilo del bullo è complicato, poiché può presentare alcuni tratti temperamentali inclini alla violenza, mentre disturbi diagnosticati, quali deficit di attenzione e iperattività, disturbo o

ppositivo, disturbo della condotta o disturbo narcisistico di personalità sono individuabili come fattori di rischio nell’assunzione dei ruoli di bullo, così come anche la provenienza da situazioni sociali e familiari disagiate, violente, prive di regole, interesse e attenzione per i membri familiari.

Per quanto riguarda la vittima, al di là di possibili diagnosi di depressione o di disturbi di personalità o ansia,  anch’essa ha caratteristiche ricorrenti: spesso soffre di scarsa autostima, è molto timida, riservata, poco incline al dialogo e riluttante al confronto, proveniente spesso da ambienti famigliari o eccessivamente rigidi da un punto di vista educativo o eccessivamente labili, senza regole, ansiosa o incline a sbalzi di umore e con poche relazioni sociali forti. Nonostante i ragazzi che sono aggressivi e impulsivi possano essere bersaglio di violenze, sono quindi proprio i soggetti insicuri e ansiosi quelli più vulnerabili al bullismo.

Un’attenta analisi della società ci  può indurre a pensare che il soggetto che ha comportamenti da bullo, crescendo senza un aiuto che lo indirizzi, possa giungere poi da adulto ad assumere atteggiamenti riconducibili al mobbing, fenomeno in cui una persona sul luogo di lavoro viene aggredita direttamente o indirettamente venendo posta in una condizione di debolezza da un gruppo di colleghi o dal capo, con lo scopo di escluderla dal lavoro. Infatti ciò che caratterizza ogni atto di bullismo o mobbing è un’asimmetria di potere e di prest

igio tra il bullo/mobber -più forte fisicamente, psicologicamente o sul piano sociale- e la vittima -più debole, scarsamente provvista di

capacità di difesa. Senza contare inoltre che le dinamiche del bullismo e del mobbing sono equiparabili. Entrambi presentano un bullo (mobber), una vittima (il mobbizzato)  e un gruppo di spettatori (mobber secondari o appunto spettatori). Nel caso del bullismo gli spettatori giocano un ruolo essenziale perché il bullo necessita di un pubblico. La serietà di questo fenomeno quindi non è tanto legata al fatto che ci siano molti bulli, quanto che ci siano tante persone disposte ad accettarlo passivamente. Questo suggerisce che l’intervento migliore per fermare il bullismo deve coinvolgere il gruppo nel suo complesso.

Un altro aspetto fondamentale è la scelta delle strategie della vittima per difendersi. Il denominatore comune sembra, sempre secondo l’ISTAT, confidarsi, e quindi sfogarsi, con altri. Il 69,9% delle femmine e il 60,4% dei maschi trova utile rivolgersi ai propri genitori, mentre il 41% (44,8% delle femmine e 37,4% dei maschi) ritiene opportuno attivarsi con gli insegnanti. C’è anche chi pensa sia meglio parlare con fratelli, sorelle o amici. Naturalmente questi dati non rispecchiano tutte le realtà, poiché non sempre al soggetto bullizzato risulta facile rivolgersi ad esterni chiedendo aiuto. Trovandosi già in una situazione di inferiorità infatti cerca in ogni modo di non aumentare maggiormente la sua esclusione, entrando in un sistema malsano in cui il proprio ruolo di vittima si cristallizza, dando modo ai suoi carnefici di rendere più pesanti le violenze poiché non incontrano più resistenze.

Per questo motivo, spettacoli come “Los

ers” sono importanti.  Ricordano infatti quanto sia fondamentale denunciare atti simili, per non sentirsi mai soli e avere sempre la forza di rialzarsi.

Concludo con le parole finali della lettera di quella ragazza di 15 an

ni, perché dal vortice nero in cui si cade, si deve sempre lottare per trovare la luce e uscire:

«Voglio solo dire un altro grazie a tutti quelli privi di cuore nei miei confronti. Sapete perché vi ringrazio? Perché, nonostante tutto, la vostra ignoranza mi ha resa più forte e ho sempre mantenuto il sorriso davanti a voi, non lasciandovela vinta».

Meneghetti Claudia

A5 BULLISMO


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